Il Presidente
de “il Melograno” don
Antonio Mastantuono ha
guidato le riflessioni a
margine del pensiero di Papa
Ratzinger.
Oltre
l’Enciclica “Spe Salvi”.
Dal cosa possiamo sperare, a
in Chi possiamo sperare.
Il teologo
don Giuseppe Lorizio ed il
giornalista Marco Tosatti
relatori del convegno
organizzato dal Centro
Sociale “il Melograno”.
LARINO.
Preghiera, speranza,
giudizio. E ancora,
globalizzazione, progresso e
fede. Quali sono i punti
focali dell’ultima enciclica
papale? Come è stata accolta
dal mondo cristiano? E quale
significato assumo le
considerazioni di Benedetto
XVI nel mondo laico?
Sono questi alcuni tra gli
interrogativi che sono stati
oggetto del convegno
“Spe Salvi – Riflessioni in
margine all’Enciclica di
Benedetto XVI sulla
speranza”, organizzato a
Larino (Cb) venerdì scorso –
18 gennaio 2008 – dalla
Comunità Pastorale e dal
Centro Sociale “il
Melograno”.
Moderati dal Presidente de
“il Melograno” don
Antonio
MASTANTUONO,
Assistente Nazionale Mieac e Mlac, Docente di Teologia Pastorale
alla Pontificia Facoltà
Teologica dell'Italia
meridionale, il
giornalista vaticanista del
quotidiano “La Stampa” Marco Tosatti e don
Giuseppe LORIZIO,
ordinario di Teologia
Fondamentale
presso la Pontificia Università
Lateranense, hanno indagato i profondi significati
dell’Enciclica “Spe
Salvi”, che si
inserisce in un contesto
globale quanto mai complesso
e preoccupante.
“Un documento per i tempi di crisi”,
l’ha definita Marco Tosatti,
in apertura della sua
relazione, “Una crisi
evidente in ogni aspetto
dell’esistenza, dove i
valori si sono dissolti non
tanto nell’immoralità (che
presuppone sempre punti di
riferimento) quanto
nell’amoralità, dove tutto è
uguale e tutto è possibile,
se ti va”.
Sottolineando nel documento
di Papa Ratzinger l’evidenza
del pensiero di Sant’Agostino
e del concetto di speranza
offerto ad una civiltà
romana in via di
dissolvimento, il
vaticanista de “La Stampa”
ha centrato il ragionamento
del Pontefice sulla speranza
che può salvare l’uomo
moderno. Lo stesso che
può ritrovare il senso
cristiano, ma anche laico,
della propria esistenza solo
dentro se stesso e non in un
progresso materiale (che
nelle mani sbagliate può
diventare micidiale), a cui
non corrisponda un progresso
nella formazione etica.
Dunque, ha concluso Marco
Tosatti, Benedetto XVI ha
ricordato che senza amore,
senza libertà e senza
speranza l’uomo non può
nemmeno cominciare ad
affrontare un futuro certo
oscuro, ma dove il “cielo
non è vuoto”.
Don Antonio Mastantuono ha
quindi interrogato don
Giuseppe Lorizio
sull’impatto della “Spe
Salvi” nel contesto globale
e della Chiesa in
particolare, chiedendo al
teologo della Pontificia
Università Lateranense di
ragionare sugli sviluppi
religiosi e laici che si
possono immaginare “oltre
l’enciclica”.
A partire dal pensiero di
Ulrich Beck sulla
distinzione tra prima e
seconda modernità, dove la
modernità basata sulle
società legate allo
stato-nazione è stata
scalzata dai processi
interconnessi riconducibili
alla globalizzazione –
individualizzazione,
rivoluzione dei generi,
sottoccupazione e rischi
globali – don Giuseppe
Lorizio ha evidenziato come
l’epoca attuale, dal punto
di vista sociologico, abbia
bisogno di un mutamento di
paradigma, di un nuovo
quadro di riferimento.
Riprendendo il concetto di
“modernità e paura liquida”
di Zygmunt Baumann, il
professor Lorizio ha
affermato che “Tutta la
vita è ormai diventata una
lotta, lunga e probabilmente
impossibile da vincere,
contro l’impatto
potenzialmente invalidante
delle paure e contro i
pericoli, veri o presunti,
che temiamo”. Non si può
dire infatti che la
globalizzazione sia sinonimo
di ordine mondiale, ha
continuato il teologo, tutt’altro.
“I conflitti per la
supremazia economica e
l’accaparramento delle
risorse energetiche, idriche
e delle materie prime
rendono difficile il lavoro
di quanti, ad ogni livello,
si sforzano di costruire un
mondo giusto e solidale.
C’è bisogno di una speranza
più grande, che permetta di
preferire il bene comune di
tutti al lusso di pochi e
alla miseria di molti. E
“Questa grande speranza può
essere solo Dio … non un
qualsiasi dio, ma quel Dio
che possiede un volto umano”
(Enc.
Spe salvi n. 31).
Secondo
il ragionamento del docente
di Teologia fondamentale
della P.U.L., l’idea di
progresso che la modernità
ha coltivato e sviluppato,
arrivando a mitizzarla,
sembra dunque alle nostre
spalle. E quando la Chiesa
cattolica si esprime
negativamente a riguardo,
cerca di volgere lo sguardo
ben oltre, con la
preoccupazione di fondare le
aspirazioni umane verso un
futuro migliore sulle
persone e sui popoli, con
un’attenzione particolare a
quanti vengono
sistematicamente illusi e
progressivamente delusi da
promesse effimere e di tipo
materialistico. La caduta
delle ideologie induce
quindi la necessità di
insistere sul carattere
ulteriore della speranza
cristiana, trasmigrando il
pensiero “Dal cosa
possiamo sperare a in Chi
possiamo sperare. Il
Risorto – ha concluso don
Giuseppe Lorizio – speranza
compiuta dell’uomo.
Come di consueto, l’incontro
si è chiuso con il dibattito
tra i relatori ed il
pubblico intervenuto nella
sala conferenze de “il
Melograno”, nel corso del
quale è intervenuto anche il
vescovo della Diocesi di
Termoli-Larino, Monsignor
Gianfranco De Luca.
Larino, lì 19 gennaio 2008
Ufficio Stampa
CSV “il Melograno”
Ennio Di Loreto