“ Piacere , Molise “
Un viaggio nella storia, nelle tradizioni, nella natura e nei sapori molisani quello che ho effettuato questo fine settimana insieme a due graditi ospiti, Daniela e Aart, corrispondente in Italia del giornale olandese “ Algemeen Dagblad”.
La visita del bellissimo Centro storico di Larino, con l’imponente Palazzo Ducale, i mosaici romani che vi sono custoditi, la maestosa e elegante Cattedrale con la facciata romanico-gotica, i bei palazzi con i raffinati portali, testimonianza della grande capacità della lavorazione della pietra dagli artigiani molisani , i graziosi vicoli che , di tanto in tanto, si aprono in slarghi, piazzette, grandi spazi aperti. Peccato che , diversi edifici, sia pubblici che privati, presentano ancora aperte le cicatrici del sisma del 2002. Una Città- cantiere che spero possa tornare al più presto al suo massimo splendore.
La Città, nel sito corrispondente all’antica Larinum, citata da Livio, Cicerone e altri autori, presenta i resti dell’anfiteatro romano, delle terme, del foro e di altri edifici dell’epoca romana. Dopo la visita il riposo e il ristoro presso un agriturismo locale, pausa dal sapore di Tintilia, il vino ottenuto da un autoctono vitigno locale.
Prima di lasciare la storica città frentana, una sosta che è quasi un obbligo a Larino, la visita di in uno dei tanti frantoi per l’acquisto dell’apprezzato olio extravergine locale. Poi la partenza , altre mete , altre emozioni, altri incontri. Un mucchio di punti bianchi, in mezzo alla campagna larinese, attira l’attenzione dei miei ospiti. Vacche marchigiane, spiego, poi, l’inevitabile racconto della festa di San Pardo, i carri , i colori dei fiori, la devozione dei larinesi per il Santo Patrono.
La curiosità accesa nella mente dei forestieri provoca la voglia di vedere da vicino gli animali. Nella fattoria l’incontro con Zi Leuarducce, una vita passata, senza rimpianti, con grande passione nella cura e allevamento dei bovini e , oggi, pur di accudirli, rinuncia anche alla caccia. E’ lui, con severi richiami, con polso fermo come un giovanotto , in barba ai suoi anni, riporta la disciplina, nella mandria , rotta dall’esuberante voglia di una “manzette” di dominare le altre bestie : “ Regina !! Smettila !! “ e la vacca, intimorita dal severo rimprovero si tranquillizza.
Cielo azzurro, odore di fieno, campagna sterminata molisana, querce secolari, sparse tra i campi appena arati. Un peccato lasciare questa terra senza portare un ricordo a casa. Allora , salutato Zi Leuarducce, ci rechiamo nella vicina fattoria in cui da decine e decine di anni viene prodotto un eccellente formaggio pecorino. Accolti con la gentilezza di sempre, proviamo il loro formaggio, ottimo prodotto, frutto di un’esperienza che viene tramandata da diverse generazioni. Inevitabile il parlare delle difficoltà che il settore sta attraversando, le norme che per essere rispettate richiedono costi elevati , la mancanza di un aiuto pubblico, il pericolo che questi prodotti , veramente tipici, rischiano di essere cancellati , con il rischio della scomparsa dei “ sapori della tradizione” sostituiti da merce senza storia e volto riconoscibile.
Il nostro viaggio riprende alla volta di Guardialfiera, il paese di Francesco Iovine, da dove con una suggestiva strada secondaria, immersa in una folte vegetazione sub-mediterranea, abbellita dai violacei, giallo-oro, verde pallido colori autunnali ,raggiungiamo una postazione da dove ammirare un immenso panorama nel quale padroneggia il blu delle acque del Lago del Liscione. Il quadro è farcito da un forte, ma piacevole odore di mentuccia. Il richiamo dei cani da parte di un cacciatore, insieme ai suoi “soci”, a caccia di cinghiali, interrompe il nostro stato contemplativo e saliti in auto partiamo alla volta di Civitacampomarano .
Nella città di Vincenzo Cuoco, Gabriele Pepe, la visita dell’affascinante gioiello di casa, il castello angioino .
L’edificio che ha subito nel corso della Storia , in tre riprese, modifiche e ampliamenti dal XIII al XV secolo, dopo il restauro degli anni scorsi, attualmente si presenta in ottimo stato ed è sede di una scuola per restauratori. Nel Castello, che racchiude segreti e vicende storiche, un noto Preside di un Istituto della vicina Città marinara di Termoli, , esperto di storia e coinvolgente cicerone, accompagna nella visita del Castello il gruppo Archeoclub costituito da interessati turisti . Il Preside con bravura e disinvoltura cattura l’attenzione dei presenti e da racconti inerenti feudatari del Castello trova lo spunto per parlare della Storia nazionale e dell’intreccio di questa con aspetti locali, con personaggi storici di rilievo nativi di questa piccola regione ma capaci di influenzare l’evoluzione di vicende storiche italiane. La nostra Terra ha fatto parte di quel Regno di Napoli, sottolinea il Professore, capace, con il napoletano Gaetano Filangieri, di dare un’anima, influenzando il lavoro di Franklin, agli allora nascenti Stati uniti d’America.
Inevitabile la visita, insieme a Paolo, il nostro ospite locale, del bellissimo borgo vecchio, che purtroppo, a causa dello spopolamento, si presenta quasi addormentato, senza quelle scene di vita , che decine di anni addietro , lo caratterizzava. L’incontro magico, con Alessandro, un “giovane” di 95 anni, monumento della forza di questo popolo molisano, la gente delle “forche caudine”. L’anziano , però, ci avvisa, la sua sana longevità è frutto di una vita di lavoro nei campi, priva di fumo di sigarette, senza eccessi nell’alimentazione e nel consumo di alcol. Alessandro ricorda quando giovane, per l’acquisto di vacche marchigiane, si recava, percorrendo a piedi oltre 30 km, alla Fiera d’Ottobre di Larino.
Il sapore di vino offertoci dall’uomo ci accompagna nella visita del borgo. Poi la partenza , la sosta in un ristorante di Castelmauro, sapori molisani, che sanno di carne di agnello, cavatelli, tartufo sottoli, contribuiscono alla definizione di un identità molisana completa di storia, cultura , tradizioni, aspetti culinari. Ecco la voglia di parlare di tipicità si accende, l’intrigante voglia di conoscere degli ospiti mi entusiasma, ci immergiamo allora nella spiegazione della “ paste de San Gieseppe “, la pietanza offerta ai visitatori delle Cappelle di San Giuseppe, tradizione di Casacalenda, Larino e altri paesi molisani. In macchina poi i racconti gastronomici si inoltrano nelle “cheppette”, pane inzuppato d’olio che a caldo viene aromatizzato da un trito di peperoncini dolci “ a sementelle”.
Il paesaggio, con boschi di querce, sprazzi di macchia mediterranea nei luoghi più assolati, ci accompagna nel viaggio. Dopo aver attraversato, Acquaviva Collecroci, paese di etnia croata, e Montefalcone nel Sannio, l’arrivo al Santuario di Madonna del Canneto a Roccavivara.
La chiesa, con un ‘evoluzione nel tempo dal VII al XIV secolo , è , in modo armonioso, deliziosa. Alcune decorazioni semplici stilisticamente ma iconograficamente molto profonde.
L’interno incantevole con l’affascinante pulpito in pietra , finemente scolpito e decorato da statue di monaci e vescovi, tralci di vite, ma anche altre figure dal significato misterioso. Il pulpito è sostenuto da pilastri con capitelli lavorati in modo grazioso. Al centro dell’Abside la statua lignea del Quattrocento rappresentante una sorridente Madonna con Bambino.
Quel sorriso ci accompagna, al ritorno, fino a quando, ormai buio, ci salutiamo, con la soddisfazione di aver effettuato un viaggio nel tempo e nello spazio, in un angolo d’Italia inesplorato dalla grande massa ma capace di procuraci un immenso piacere. “Piacere, Molise”.
Pastorini Marcello
