Giovani ingegneri biomedici negli ospedali molisani.
In questi giorni ho avuto il piacere di conoscere un ragazzo di Larino di nome Giuliano, studente di Ingegneria Biomedica a Cesena. Suo fratello è già laureato nella stessa disciplina e prontamente ha trovato lavoro presso un ospedale di Reggio Emilia. Giuliano mi ha illustrato l’importante ruolo che svolge l’ingegnere biomedico all’interno di un Ospedale , ovvero provvede alla manutenzione delle apparecchiature biomedicali e , se necessario, alla loro riparazione. La cosa che mi ha colpito è che nel 61 % dei casi in cui viene segnalato un problema alle apparecchiature si tratta solo di piccoli inconvenienti e risolvibili , da personale specializzato , facilmente e in poco tempo.
Inoltre, oltre alla riparazione e ai controlli periodici delle apparecchiature, l’ingegnere biomedico illustra ai lavoratori ospedalieri il corretto uso delle macchine utilizzate e consiglia i responsabili dei reparti sugli acquisti, in modo da orientarli sulla scelta migliore sia in termini di costi che in relazione all’utilizzo che si deve fare dello strumento biomedicale.
L’American College of Clinical Engineering ( Stati Uniti ), definisce questa figura professionale : “ il professionista che sostiene e migliora la cura del paziente applicando capacità ingegneristiche e gestionali alla tecnologia sanitaria “
A volte , nei laboratori degli ospedali,per la fornitura delle apparecchiature ,ci si orienta sul comodato gratuito, senza contare che con questi contratti si resta poi legati alle ditte che forniscono i reagenti :questi ultimi hanno dei costi molto alti e col tempo la ditta riguadagna con gli interessi il “ piacere “ fatto al nosocomio.
Si pensi , che nell’ambito della spesa sanitaria, l’acquisto delle macchine biomedicali e dei reagenti, i controlli periodici che si fanno sulle stesse e la loro riparazione incidono con una cifra che è seconda solo all’acquisto dei farmaci! Per le tecnologie biomedicali in Italia ogni anno si spendono 5,5 miliardi di euro !
Mi sono informato,e da quanto mi risulta, ma è un dato da verificare ulteriormente , negli ospedali del Molise, a differenza di altre parti d’Italia, non esistono Ingegneri biomedici : questo servizio non è svolto da personale specializzato interno ai nosocomi, ma è richiesto a ditte esterne.
Questo comporta sicuramente una spesa grande, ma soprattutto non garantisce l’efficienza che un tecnico specializzato sempre a disposizione all’interno dell’ospedale può garantire.
Tanto per riferirsi ad un caso specifico,nei giorni scorsi l’apparecchio della TAC a Termoli era fuori uso, a Larino funzionava ma era impossibile la stampa dei risultati impedendo ai medici , in caso di un’ operazione urgente, una lettura approfondita dei risultati : in quei giorni ,nel basso Molise, per avere una TAC , si è corso il rischio di doversi spostare a Campobasso,con, a carico dei pazienti, maggiori rischi, una perdita economica e di tempo. Questo, forse , non sarebbe avvenuto se negli ospedali fosse stato presente un ingegnere biomedico !
Invece di pagare l’intervento di tecnici esterni, che provengono a volte anche da altre regioni, si potrebbero assumere ingegneri biomedici negli stessi ospedali, anche con la condivisione dei tecnici tra diversi nosocomi regionali .
L’assunzione di questi tecnici da parte degli ospedali non comporterebbe un costo aggiuntivo per le casse della sanità regionale, poichè , il risparmio, legato alla riduzione degli interventi delle ditte esterne , verrebbe utilizzato per il compenso degli ingegneri biomedici.
La presenza dell’ingegnere biomedico negli ospedali migliorerebbe l’offerta sanitaria perchè consentirebbe di avere sempre in perfetto stato di funzionamento le apparecchiature ospedaliere.
Inoltre , fatto non trascurabile, questa soluzione darebbe la possibilità ai nostri giovani laureati di tornare nella propria Terra a svolgere la professione, quindi, in questo modo si eviterebbe di perdere queste nostre preziose risorse a vantaggio di regioni capaci di scelte più oculate delle nostre.
Marcello PASTORINI
